Le tedesche bevono

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Sono ovviamente su un cazzo di treno, morto di sonno, perché non ho più l’età per fare così tardi la sera, indipendentemente se si parli di sesso o un’uscita azzardata con la compagnia sbagliata; ho premuto qualche tempo fa il pulsante dell’autodistruzione e non mi ricordo come si disinnesca, autodistruzione e inconcludenza (non so se si può dire).

Ho il sospetto di essermi addormentato e di avere russato ad un certo punto del viaggio, pensa che figura.

A metà percorso si sono sedute tre tedesche nel mio “tavolo” del treno (una volta si diceva scompartimento, ma ora come si dice?); dico tedesche, ma potrebbero essere di chissà dove, sicuramente non italiane: una bionda, occhi azzurri, 20 anni o qualcosa del genere, seduta davanti a me, al mio fianco una mora tatuatissima, ma non vedo il colore degli occhi; davanti la tatuata, l’adulta della situazione, capelli mossi, lunghi e neri, occhiali, uno sguardo davvero interessante, un vestito blu scuro mi pare lungo, scollato, braccia scoperte, sulla 50ina forse, alta, una seconda di seno, una bella donna ora, figuriamoci prima, non smetto di guardarla e ogni tanto la scopro a guardarmi.

Mi piace scrutarla, con uno sguardo intenso anche se magari le sembrerò pesce lesso (un mio zio lo definiva “sguardo da triglia”); non so, vorrei un po’ imbarazzarla, ma mi guarda e non si imbarazza, carina come deve essere stata avrà avuto diversi uomini pesci triglia.

Io sono vestito con un abito di Boggi tutto in tono di blu davvero molto molto elegante, cinta Boggi, una camicia bianca e blu a righe, una cravatta blu (grande fantasia eh) di non so chi, ma c’è scritto cucita a mano, scarpe testa di moro troppo belle comprate con Anais.

(Il fatto di dire le marche non è perché sono diventato cazzone, stavo cercando di fare una citazione che nessuno avrà colto, lo so).

Mentre scrivo sul pc (Mac tanto per completare l’outfit) credo di dare l’aria di uno molto professionale e figo o forse no, avrò i capelli alla cazzo, con scappellamento non so dove.

Continuo a scrivere mentre le sento ridere a palla, bere birra (Hineken) anche se io ho nelle orecchie, a volume un tantino eccessivo, l’ultimo album di Marylin Manson che non è il mio cantante preferito, però ogni tanto fa canzoni belle.

Il fatto che ridano mi sta facendo venire il sospetto che la tatuata al mio fianco possa capire l’italiano e stia raccontando alle amiche cosa scrivo, chissà!

Gli sguardi si prolungano con la mora d’antan, l’ultimo è durato davvero oltre il normale, ma ho vinto io, ha abbassato gli occhi prima lei; mi chiedo cosa dovrei fare: magari alzarmi, raggiungere il bagno e vedere se mi segue? Prima di salire sul treno, l’amico che mi ha accompagnato in stazione mi parlava proprio di un’avventura simile che gli era successa durante gli anni universitari con una capotreno.

Non mi alzerò e se lo facessi sono certo che non mi seguirebbe e anche se lo facesse, nei cessi degli eurostar, non riesci nemmeno a pisciare figuriamoci a fare altro.

Cazzo, lo ammetto, ora ho perso io, non ho retto il suo sguardo così blu, come il mare che stanno guardando dal finestrino! Aspetto con ansia la rivincita, prima che debba scendere dal treno.

E’ proprio vero che le tedesche (e i tedeschi) bevono, è la prima cosa che hanno fatto dopo essersi sedute, con un’aria elegante, non da rozze, ma dal bar hanno comprato nell’ordine una bottiglia di vino e ora due birre che osservo mentre viene versata nei loro bicchieri, quando a me, oggi, viene la nausea solo a sentirne l’odore.

Va be, ma perché sto scrivendo ste cose?

Non lo so, comunque per la cronaca, se non si fosse capito, mi farei la vecchia, con questi occhi così belli, questo corpo un po’ appasito ma ancora pieno di promesse, il credersi esperta che aumenta la mia voglia di stupirla, forse cercherebbe dolcezza, ma non ne sarei capace, sarei selvaggio come Tarzan (e cazzo mi viene in mente Vianello quando faceva Tarzan), la terrei dai capelli, la prenderei da dietro, la sculaccerei forte, la bacerei fino a toglierle il fiato e alla fine la farei venire urlando o almeno così mi racconto nella mia fantasia da primate.

 

 

 

 

 

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In treno, come sempre

In treno c’è un tizio che sta leggendo ad una donna (non so se sia la sua donna o no), da almeno 40 interminabili minuti, tutte le minchiate che gli amici di lui gli stanno scrivendo su wu, per lo più aneddoti calcistici, credo accaduti durante le partite di ieri.

Lui glieli legge, con tanto di interpretazione e risate, come se fossero la cosa più avvincente e sfiziosa del mondo e (forse complice il fatto che a me del calcio non me ne frega una minchia) a me pare invece che lei si stia facendo due considerevoli palle a mongolfiera.

Da come lo guarda, probabilmente (o forse nella mia fantasia malata), preferirebbe condividere in modo più divertente questo viaggio con lui, magari avere una sua mano tra le gambe con il mignolo di lui che le sfiora gli slip, lei a dirgli di stare attento che qualcuno li potrebbe vedere e lui ad ordinarle di allargare le cosce un po’ di più che vuole sentire se è già bagnata o no.

Stavo pensando se e quante volte ho scopato in treno…. Buh.

Tenderei a dire che almeno un pompino c’è scappato, ma più che altro perché ho fatto troppi viaggi in treno e in tanti di questi c’erano amanti o fidanzate, per cui mi immagino e un po’ anche ci spero…. di aver combinato qualcosa su un cazzo di treno.

Nella mia tarda adolescenza o forse iniziale maturità (insomma dai 18 ai 27 anni) i treni non erano come quelli di adesso, come dire ad open space, ma avevano queste cabine con sei posti che avevano in sé anche qualcosa di rassicurante e antico, come se fossero tante diligenze del far west una dietro l’altra.

Nelle cabine quando si era soli in due, era un attimo bloccare le porte con la cintura dei pantaloni (la cinta…), chiudere le tendine e trombare…si dai non è possibile che non lo abbia fatto, ma cazzo non lo ricordo.

Tutto questo spirito romantico un’oretta fa lo avevo smarrito quando mi ero ripromesso di litigare con il tipo seduto esattamente davanti a me, un litigio per futili motivi, che poi sono sempre i migliori, ovvero per come il coglione metteva le gambe; il tale infatti è riuscito a farmi stare scomodo in ogni modo, un fuoriclasse del campionato cacacazzi.

Ora a me lui pareva pure mezzo matto, ma oggi è la giornata sbagliata, è davvero la giornata sbagliata per contraddirmi e farmi incazzare, ho tremila casini per la testa, che davvero, ti prego, rispondimi male, che così posso essere incivile come si deve….ma niente,  lo stronzo, a riprova della sua stronzaggine, ha pensato bene di scendere dal treno e tutto il monologo nella mia testa su come gli avrei risposto a quello che lui mi avrebbe detto è di colpo restato incastrato nella mia testa, un coitus interruptus di male parole.

Una posizione/pratica sessuale che ho di recente letto in un racconto mi sta molto ispirando.

Nel racconto (che è poi una storia vera) lei descrive di essere stata legata con le mani sullo schienale di una sedia di legno con il culo sopra la seduta della sedia e con le gambe legate ai piedi della sedia in modo tale che i suoi piedi sono bloccati ai piedi della sedia mentre le cosce sono sono impedite nel movimento di estensione così che lei possa sedersi, alzarsi leggermente sulle gambe, ma non distenderle per alzarsi in piedi, limitando il movimento ad una corta flessione del ginocchio.

La cosa interessante che la tipa racconta è che non può stare seduta comodamente perché sulla sedia c’è un grosso grosso cazzo finto con tanto di ventosa attaccata alla seduta, fallo che le punta il culo come un missile.

La situazione è quindi questa: lei cerca di non sedersi, ma per come è legata, non potendo allungare le gambe ed alzarsi in piedi, è costretta a reggersi sui quadricipidi, ma, come ben sapete, dopo un po’ i quadricipidi cedono, soprattutto se il tuo padrone (mentre tuo marito è in un angolo a fare foto e a toccarsi) fa di tutto per farti cedere, con frustini, richieste di pompini, sputi, ecc, per cui lei un po’ cede e si impala un po’ si rialza sulle gambe per cercare di salvarsi dalla dilatazione, per poi ricedere.

Insomma una tortura davvero degna di un malato di mente, sadico, pezzo di merda…..per cui, mia cara, come già avrai capito, la prossima volta faremo anche questo….!!!

 

I buoni propositi

Come ogni anno a dicembre, come se ancora frequentassi l’asilo, mi ritrovo a fare i buoni propositi per l’anno nuovo. In verità la stessa cosa mi succede a settembre, si vede che una parte della mia testa è restata saldata all’anno “scolastico”.

Comunque visto che siamo a dicembre socializzo (Renzi ha detto che dobbiamo essere piu social….) una lista parziale dei miei buoni propositi new entry 2015-2016:

  1. Cambiare lavoro e città;
  2. Fare neri i miei compagni di giochi (qualcosa tra il trauma da andare dallo psicologo e il pensiero indelebile, come la pubblicità della coppia che piange ricordando la crociera);
  3. Fare una vacanza con i miei compagni di giochi, che sia per tutti improntata alla sobrietà e alla moderazione…..tipo Paura e delirio a la Vegas in chiave (anche) porno;
  4. Imparare il bondage;
  5. Imparare il francese;
  6. Comprare la sega elettrica da banco (che fa tanto Dexter, mentre sono solo un sufficiente MacGyver);
  7. Finire Breaking Bad;
  8. Diventare il nuovo Federer (anche solo nella figaggine), ma senza quella moglie;
  9. Conoscere la donna della mia vita o capire che la conosco già;
  10. Avere voglia di fare tutte le mie porcate soprattutto con la donna della mia vita, diversamente avere il coraggio di cercarne un’altra.

Per questo blog invece faccio il proposito di essere più sintetico, che a volte lo so di essere eccessivamente dettagliato, ma un po’ è che devo rivivere ogni momento un po’…. (beh, applichiamo subito il proposito).

 

Non c’ho voglia

Non mi va di affrontare la realtà, la vita, le scelte, l’ineluttabile destino, le conseguenze delle mie azioni,  o peggio delle mie omissioni, delle mie leggerezze,  trascinate dalla mia pigrizia, niente non mi va.

Che poi vorrei proprio sapere dove sta scritto che dobbiamo essere responsabili, caricarci sulle spalle tutto e tutti, resistere, sorridere, essere ottimisti, anche quando la spensieratezza sta andando via, anche quando la vita, o meglio il normale decorso degli eventi,  ti informa che ora tocca a te fare l’adulto.

Ma questo mito del prendere (cosa non si sa) e partire (con chi men che meno), perché non lo faccio diventare realtà, perché faccio il responsabile?

Ma se me ne andassi in qualche Paese a godermela sta vita, mare, fica e mojito che poi manco mi piace, invece di stare qua, che mi ha un po’ rotto sto stare qua.

La palma, l’ombrellone,  il mare,  cambiare nome , perdere l’identità, la storia, il passato, gli affetti, reinventarsi, nuove abitudini, nuove passioni, nuovi interessi,  che la vita è una sola e questa è l’unica verità che mette d’accordo Platone, Aristotele e me, cazzo!

 

 

 

 

 

 

 

Un trio perfetto

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Sono in treno, quale momento migliore per scrivere di qualcosa che merita davvero di essere raccontata.
Del resto ho fame, ho con me un solo panino che mi dovrà bastare per 5 ore di treno e ho seri dubbi sul fatto che sarà sufficiente.
Va bene iniziamo, così magari mi distraggo.

È proprio quando meno te lo aspetti che ti succedono le cose piu fighe, questo è il bello della vita.
Naturalmente ciò è vero per moltissimi argomenti, ma fedele alla linea come i cccp, con voi continuerò a parlare solo di certi temi.

Credo fosse novembre o giu di li e nel mentre cazzeggiavo tra annunci erotici su un portale “specializzato” in una certa tipologia di giochi (ndr. sul quale sono ovviamente iscritto), ascoltando l’ultimo album di Bowie che fa tanto Christiane F., stanco di guardare le foto pubblicate dagli altri iscritti sui loro incontri amorosi, decido di provare a sbirciare nella sezione racconti, dove a volte, qualche iscritto, riesce a raccontare qualche avventura degna di essere letta.

Quasi subito mi imbatto nel racconto di una coppia che, con il giusto mix di particolari e immagini volutamente lasciate in controluce, descrive un incontro con un singolo.

Mi piace ciò che scrivono, per nessuna cosa in particolare, ma per ciò che quelle parole mi restituiscono, per qualcosa che emerge tra le righe, per l’atmosfera creata dall’aver usato certe frasi invece di altre, aver insistituto su certi argomenti, non aver chiarito alcune parti della loro avventura con il fortunato bull, non lo so, comunque mi lascia un bel sapore in bocca.

Sbircio su dove risiedono dal loro profilo e verifico essere abbastanza lontani da me, sconfortato mi evito anche di lasciare qualche commento e cerco di non pensarci più.

Passo alla terza canzone di Bowie, apro una birra (non è vero, ma ci sta bene nel discorso) e mi ritrovo un messaggio nel sistema di posta personale messo a disposizione dal portale sul quale ho letto il racconto.

Curioso come una scimmia apro la casella di posta e vedo che il mittente è…..la coppia del racconto!!!

Resto sbalordito, il sito non da informazioni su chi sta leggendo i tuoi racconti o cose del genere, per cui non c’è alcun motivo per cui questi mi debbano scrivere proprio tre minuti dopo che io ho letto un loro racconto, mi sento spiato, come se qualcuno mi avesse visto, possibile solo coincidenza?

Leggo rapitissimo il loro messaggio; mi dicono che hanno letto il mio blog (ho messo il link del blog sul mio annuncio presente nel portale nel quale ci troviamo), che si sono fatti tantissime risate, che su tante cose capiscono perfettamente cosa intendo.

Ripresomi dal loro bel messaggio, replico di aver letto il loro racconto appena due minuti prima, giurando e spergiurando su questo strano allineamento di pianeti (sembrava una cosa un po’ incredibile) e cosi tra una replica e l’altra, velocemente, passiamo a scambiarci le mail e quindi, nei giorni successivi, a scriverci lettere e ad inviarci foto il cui contenuto vi lascio immaginare quale fosse.
Nelle lettere ben presto io e il marito troviamo un’affinità davvero rara e quasi come la cosa più naturale del mondo, cominciamo a far scivolare i discorsi su possibili angherie contro la consorte, colpevole, a nostro parere, di ogni misfatto, nonché a raccontarci fantasie, qualche situazione specifica vissuta ed è evidente fin da subito che abbiamo gusti e immagini molto simili; io ho l’impressione di sapere esattamente cosa gli passa per la testa e credo che la stessa certezza la senta lui.
Dalle conversazioni inoltre mi fanno capire senza mezzi termini che alla lei piace essere messa sotto, usata, trattata da schiava; “ma da dove escono fuori sti due?” mi chiedo.

Dalle foto che mi mandano ho modo di apprezzarli ancora di piu, belle foto, bei corpi, sia lui che lei; la mia attenzione ovviamente si concentra su di lei, è una bella donna, molto sensuale, un culo e due gambe che meritano attenzioni ripetute, amano anche un certo tipo di abbigliamento e di accessori, cavigliere, manette, che figata (come direbbe Jovanotti); dopo pochi giorni, come la cosa piu naturale del mondo decidiamo di sentirci al telefono, senza un vero obiettivo di possibile incontro anche perchè siamo, come già detto, più o meno distanti (all’improvviso è diventato “piu o meno….”, si è accorciata l’Italia!!!).

Mi telefonano quindi, è il lui, che chiamerò Jean Paul, ha una voce simpatica, sveglia, allegra, parliamo di tante cose, della loro vita, della mia, delle avventure, degli incontri, degli aneddoti che racconto nel blog e mi sento sinceramente lusingato dai suoi apprezzamenti anche perchè di libri se ne intende…; mi passa quindi al telefono lei, che chiamerò Emmanuelle e sento una voce timida, dolce, con un misto di imbarazzo da femminuccia indifesa, ma anche di donna dotata di palle da tigre, con un accento chiaramente di tutt’altra parte d’Italia rispetto a me e al marito.
Chiacchieriamo, mi conferma di essere un po’ agitata, io faccio quello con la voce calma e suadente (anche se giro per le camere con il cellulare in mano come un leone in gabbia), la conversazione è davvero molto piacevole mi dice che io e suo marito siamo un’associazione a delinquere che legge quello che ci scriviamo ed è preoccupata, ma allo stesso tempo eccitata, le dico che toccherà a lei, se un giorno sarà……., soddisfarci e lei, con tono imbarazzato mi risponde che certo che ci penserà lei……ecco la tigre, ecco le palle.

Wau!
Difficile da spiegare, da scrivere, quanto a volte ci si trovi da subito sulla stessa lunghezza d’onda con alcune persone, è come descrivere il colpo di fulmine di un amore, ha a che fare con la chimica, con il riconoscersi e capirsi al volo, è una magia, va be penso che capiate cosa intendo, queste erano le mie sensazioni ed anche le loro.

Comunque abbiamo voglia di incontrarci e il caso vuole che sia io che loro dobbiamo essere da li a un mese nella stessa città, lo stesso giorno.
In verità io faccio abbastanza in modo che la mia data coincida con la loro, ma questo è abbastanza normale, la sorte, sta stronza, in contro non mi è mai venuta.

Comunque arriva il fatidico giorno.
Sono le 21, io docciato, profumato, li raggiungo in macchina mentre piove tanto che mi sembra di intravedere Noè con l’arca e con mille difficoltà e un po’ in ritardo, arrivo nel pub che mi hanno indicato.
So che entrando inizierà una nuova avventura, è un po’ che non mi capita, ma ne ho proprio bisogno, sono una manna dal cielo sti due.
Entro nel locale, c’è il bancone e sulla destra una saletta; entro in quest’ultima e vedo prima un gruppo di persone sedute ad un tavolo e poi di fianco a me una coppia: lui mi guarda, lei mi guarda, sono loro e poi lei è la lei delle foto, ne riconosco le fattezze, ora ha anche un volto.
Li guardo, sorrido, mi sorridono, siamo imbarazzati, ma sti cazzi: “Marco?”, oui c’est moi; ci salutiamo come vecchi amici, mi siedo, tolgo con scioltezza il giubbino e levo dalla tasca posteriore del pantalone il portafogli che mi da fastidio, sento qualcosa volarmi dalla tasca….., mi giro per capire cosa sia e vedo per terra i preservativi che ho portato….; no comment, figura di merda, voglio morire.
Lei li guarda, mentre io imbarazzato li raccolgo e mi dice “ma allora sei davvero quello dei racconti, incredibile!”, che tradotto significa: “sei davvero quel casinaro, imbranato dei racconti”. C’est moi, c’est moi.
La trovo subito fantastica.
Chiacchieriamo, beviamo birra, ridiamo, sono esattamente quelli delle telefonate e delle mail, mi ci trovo benissimo, miei coetanei, storie simili alle mie, svegli, decisi, alle loro prime esperienze di giochi di coppia, ma già veterani con la testa; curiosi, mi chiedono dei racconti, delle esperienze, lei è preparatissima come tutte le donne, lui ha capito certe suggestioni, tra maschi è ovviamente piu facile, ma ogni tanto confonde le storie che ho scritto (come lei gli fa sistematicamente notare) e questo me lo rende ancora piu simpatico.
Passando alle descrizioni: lui è alto piu o meno quanto me, forse qualche anno in piu, un bell’uomo, mi da l’idea di uno che sa il fatto suo, ironico e simpatico, sicuramente intelligente, chiaramente innamoratissimi l’uno dell’altro, ma di lui al momento che ci frega? Nulla.
Passiamo all’attrazione della serata, a ciò che fa girare il mondo, me e il marito in primis stasera.
Lei è molto molto carina, dolcissima, capelli lunghi castani, piccolina, timida, ben fatta da quanto posso capire essendo coperta parzialmente dal tavolo, con degli occhi terribilmente espressivi che mostrano curiosità, interesse, stupore, sembrano sottotitoli per i sordomuti, impossibile non capire le sue emozioni.
Quando viro su certi discorsi questi occhi si sgranano, si infiammano e infondono lussuria come se emettessero raggi gamma capaci di polverizzare le sicurezze e le spacconerie mie e del marito…..
Continuiamo a chiacchierare, sono troppo simpatici, ma dopo un’oretta di amabile conversazione so che si aspettano da me la prima mossa, sono io quello dei racconti, l'”esperto” (“del cazzo” direte voi), nè mi va di attendere oltre.
Infilo una mano sotto il tavolo e la poggio sulla gamba di Emmanuelle, mentre il cuore mi va a mille e sento la mia mente switchare sul bull molto andante; vedo lei aprire gli occhi, cambiare espressione, guardare il marito, dirgli dov’è la mia mano, che sta salendo lunga la sua gamba, che sta per incontrare l’orlo delle autoreggenti che gli avevo chiesto per mail di indossare.
Ok, sento una caldo bestia, è ora di alzarci dal tavolo, la situazione sta diventando rovente, il posto ci va strettissimo e per altro lì lui è conosciuto. Una sigaretta e saliamo in macchina, lui insiste per andare dietro, lei quindi davanti con me.

Parto, ha smesso di piovere, qualcuno è per strada, saranno le 23, mi godo lo spettacolo delle gambe di Emmanuelle, le infilo di nuovo una mano tra le cosce come fosse roba mia, lei si lascia fare; le faccio alzare il vestitino per fargliele scoprire per bene, si vedono le calze autoreggenti e poi la pelle chiara delle gambe, già lei una pelle candida, io e il marito ancora abbronzati, sembriamo pescatori di contrabbando.

Li informo che ho bisogno di chiedere una informazione (falsa) al primo passante, lei deve ovviamente restare con le cosce bene in vista, lui mi battezza subito suo socio, lei mi dice che siamo pazzi, ma nemmeno ci prova a coprirsi.
Le schiave che hanno stoffa hanno un altro passo, lei ha questo passo.

Fermo un ragazzo che porta a spasso il cane, il malcapitato (ma direi bencapitato) si avvicina e risponde incredibilmente davvero alle mie richieste, quasi non guarda tanto ben di Dio, forse per educazione, timore, ma la cosa a noi tre fa comunque un effetto meraviglioso.
Compiaciuto per la mia prodezza e senso dell’iniziativa e del mio ardire sto ancora a gongolarmi quando il marito spinge la testa della moglie tra le mie gambe dicendole “vedi di non farmi fare brutta figura con l’ospite….”.
Tutto il mio senso di onnipotenza sparisce davanti al fatto che i miei nuovi amici sanno il  fatto loro e non scherzano, la moglie non se lo fa dire due volte, si mette con la testolina tra le mie gambe, armeggia con la cintura, tira fuori il cazzo e lo ingoia iniziando un bellissimo pompino.

Il marito, dubbioso che la consorte non ce la stia mettendo tutta come dovrebbe, le spinge con decisione la testa verso il basso, cosi che lei sia costretta a prenderlo tutto fino in gola. Mi piace il trattamento, battezzo anche io lui mio socio e lei perfetta troietta!
La bella Emmanuelle si lascia forzare la bocca, capita l’antifona e la serietà dei miei amici, provvedo anche io a mettere la mano sulla testa della succhiacazzi accompagnandola nel movimento ed è così abile da non trascurare nemmeno le palle, ma come cazzo fa ad arrivarci mi chiedo.

Nel mentre con il marito ci accupiamo di toccarle gambe, seno, culo, commentando in particolare quest’ultimo perchè è davvero da concorso, tanto che il marito, giustamente….., mi dice: “capisci ora perchè la devo sottomettere per bene, una con un culo così merita di essere al servizio dei cazzi” e io comprendo perfettamente quando mi dice, la sua logica deviata e perversa incontra la mia e si salutano come vecchie amiche, “ma certo, assolutamente”, confermo io, una con questo culo merita solo un certo tipo di attenzioni, come dire, è una colpevole a prescindere.
In tutto ciò, vorrei ricordarvelo, io sto guidando….. vado ovviamente a 20 km/h mi superano pure le formiche zoppe, ma sti cazzi ho una bocca che non sta trascurando nulla la sotto, palle, cappella, asta, spompina che è una bellezza, anche aiutata dallo scrupolosissimo marito che se la vede battere la fiacca la sculaccia seduta stante..
Riusciamo, non si sa come, ad arrivare nel posto dove alloggiano, una casa prestata da loro amici in quei giorni fuori per il we.
Saliamo nell’appartamento dopo esserci un po’ ricomposti nell’ascensore; mi fanno accomodare in un grande salone, bello e ammobiliato in modo perfetto…… per scene porno.
Non so, sarà il tappeto, il divano, le due poltrone, ma forse sarà che siamo cosi tanto su di giri da avere già sbiellato, ma comunque tutti e tre concordiamo, una location perfetta per scene porno!
Lei va in bagno, io e lui ci versiamo da bere un po’ di alcool, riempiendo un bicchiere anche per lei e poi scambiandoci qualche battuta da caserma sulla moglie.
Niente, io e lui ci intendiamo, fratelli di sangue (ovino..) altrochè.

Lei torna, le diamo da bere, ma senza troppi complimenti la facciamo mettere in ginocchio e iniziamo a contenderci in modo sgarbato le attenzioni della sua bocca. …. lei fa del suo meglio alternando mani e bocca sui nostri membri, ma nemmeno avesse due bocche riuscirebbe a calmare la nostra irruenza, c’è troppo gusto a strattonarla per i capelli dicendole “succhia troia”, “muoviti” o spingerla dalla nuca sul cazzo dell’altro compare.
Il trattamento comunque ci piace, beviamo mentre ci spompina, lei leccandoci il cazzo e le palle con infinita dolcezza ci guarda da li sotto come una signorina per bene (bravissima!!!!!!!!). Facciamo una pausa lui mi chede se voglio accomodarmi comodamente sulla poltrona per provare la lingua della moglie sulle palle e io, anche solo per educazione e curiosità, non me lo faccio ripetere due volte.
Mi siedo sulla poltrona e mi godo lei che lecca con dolcezza e cura i miei gioielli, mentre il marito comincia a scoparla senza tante cerimonie. Mi rilasso, mi sento benissimo, a mio agio, Emmanuelle mentre lecca continua a guardarmi con lussuria e un misto di sottomissione, ma anche sfida, hai capito tu?!
Devo calmare la mia parte piu sadica, anche se questa troia se la sta davvero andando a cercare.
Proprio mentre le do il giusto ritmo con la mano sulla testa, Jean mi dice che la moglie è brava anche a leccare il culo dei bull (il cd rimmel e non è una canzone di De Gregori) e mi chiede se voglio provare!
E che non provo?
Alzo le gambe e mi godo quella linguetta impertinente che si fa strada sotto le mie palle, ho il cazzo di marmo.
La vista del lavoretto fa un bell’effetto anche sul marito che decide di incularla.
La facciamo mettere a pecorina sulla poltrona, con le ginocchia sulla seduta della poltrona stessa, io giro dal lato dello schienale per avere la sua bocca a disposizione e glielo ficco in gola, mentre il marito dopo qualche sonora sculacciata inizia a prenderle il culo.
La mogliettina fa un po’ i capricci, si dimena, cerca di rallentare la cavalcata, lui si lamenta con me che la troia ha il culo stretto, che va aperta a suon di cazzi. A parziale discolpa della pupa c’è da dire che il marito è molto ben messo e non ha nemmeno usato un po’ di crema, insomma la sta sodomizzando “a secco”, come si dice tra operai che alzano muretti. Ma quello è il culo della moglie, lui saprà come deve fare, penso da intellettuale liberale quale sono.
Mi libero di quella bocca, scolo il bicchiere di alcool, metto un preservativo, mi avvicino al compare che mi cede il campo e si raccomanda: “non ti intenerire, se lo merita tutto.”
Bellissima sta moretta tutto pepe a pecorina sulla poltrona, da dove inizio?
Partiamo dalla fica, comincio a pomparla non lesinando sculacciate che so molto molto gradite, mentre le mie dita continuano il lavoro che aveva iniziato il socio, quel culo va aperto punto e basta, c’ha ragione.
Mi godo quella fica, cambio qualche posizione mentre il marito per un attimo sparisce dalla stanza.
Noi continuiamo, anche senza di lui, nessun disagio da parte di entrambi, lei è li per farmi godere da perfetta schiava e io per scoparla da perfetto bull, quando si dice comunione di intenti, ci guardiamo, c’è una bellissima intesa, non smettiamo di sorriderci e sfidarci con lo sguardo.
Ecco tornare Jean felice come un bambino che ha trovato il giocattolo che credeva perso e il giocattolo in questione è un un bel plug anale trasparente; mi ripete che sente la troia un po’ strettina da dietro e non vuole che la cosa ci determini fastidi o impedimenti.
Giustissimo, penso tra me e me, guardandoli con un misto di meraviglia e compiacimento, ecco mi sto innamorando.

La moglie protesta, ci supplica di no, ma siamo inflessibili, anche perchè nel dire di no, non molla questo sguardo sfidante che evidentemente non vedo solo io, tanto che il marito mi dice: “vedi che fa? Ti sfida!”
La cosa ci da ragione sul come trattatare la troietta per cui, sordo alle proteste della consorte, inizia ad allargarle il culo con il fattoapposta, mentre io la tengo ferma e le sbatto il cazzo sulle labbra.
La serata continua così nel migliore dei modi, alternando, sculacciate, capezzoli strizzati, tanto cazzo in quel culo così disponibile, ora apertissimo a furia di alternarci li dentro sadicamente a turno, ma anche tantissime risate e il piacere di esserci trovati.
Agli amanti del finale, posso dirvi che abbiamo concluso come nel piu classico dei film porno, lei in ginocchio bocca rigorosamente aperta e noi a venirle in faccia.
Torno a casa felice e sfinito, spero davvero di rivederli.
Meraviglia delle meraviglie, due sere successive replichiamo e questa volta con ancora pià confidenza tra noi, cosa che permette maggiore sicurezza da parte mia nell’usare la troietta e con una indimenticabile spaghettata tutti nudi alle tre di mattina (io il giorno dopo avevo una riunione alle 9…).
Dopo quest’ultimo incontro spariscono, letteralmente, ci sentiamo qualche volta via sms, ma capisco che per qualche ragione loro sono in stand by, succede, mi sembra piu un fatto tra loro che non un problema con me, va benissimo, anche io sono in un periodo di merda.
Ci scriviamo qualche lettera, qualche messaggio, come a rassicurarci che siamo ancora li e ancora amici, il sesso se c’è bene altrimenti non fa nulla, mi piacciono troppo come persone.

E invece qualche mese fa si fanno risentire, lei dice che è quasi estate e certi pensieri con il caldo aumentano, vogliono rivedermi; io li invito a venire a stare da me qualche giorno (cosa che mai avrei pensato di fare con una cp), mi farebbe davvero troppo piacere.
Loro accettano entusiasti, certo è molto impegnativa come cosa, voglio direnon ci vediamo da mesi, non c’è la possibilità di staccare, ma decidiamo di rischiare.

Pochi giorni prima del loro arrivo, mi mandano un messaggio…….questa volta, per tutti e 4 i giorni della loro permanenza da me, vogliono che io mi senta libero di usare…..entrambi, lei sarà la mia schiava h24 e anche lui, mi chiedono se la cosa incontra le mie fantasie.

Secondo voi cosa ho risposto?